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APPUNTI DI VIAGGIO: ARCHITETTURA E SPIRITUALITA’ A RONCHAMP

A chi non è capitato in questi giorni di reclusione forzata da COVID-19 di risfogliare il proprio archivio fotografico? Che siano foto digitali o stampe, conservate nei propri dispositivi elettronici o in album impolverati e mai aperti da anni, credo non ci sia momento migliore di questo per riaprire la mente e mantenere vivi i ricordi del passato che generano sensazioni positive.

Anche a me è capitato. E l’ho fatto soprattutto con le mie foto di viaggio perché sono quelle che più mi trasmettono quella sensazione di libertà di cui sento la mancanza, ora come non mai, nella speranza di potermene riappropriare quanto prima.

E così sono arrivata alle foto del mio primo viaggio all’estero. Un viaggio d’architettura guidato organizzato dalla facoltà di Ingeneria Edile-Architettura dell’Università di Napoli “Federico II”, a cui io mi sono aggregata grazie alla mia amica e collega Mara.

Svizzera, Francia e Germania. Era il lontano 2008. Guardando quelle foto con un sentimento di nostalgia misto a tenerezza e serenità, mi sono accorta di quante cose inevitabilmente siano cambiate, di come io sia diversa e di quanto sembrino immagini che appartengono ad un’altra vita!

Lasciando da parte riflessioni e constatazioni personali, ho un lungo elenco di opere architettoniche visitate in quell’occasione: la Fondazione Beyeler di Renzo Piano, il Vitra Design Campus con edifici di Frank Gehry, Tadao Ando, Zaha Hadid e Alvaro Siza, la BRI di Mario Botta, lo Schaulager di Herzog & de Meuron e molti altri. Ce n’è una, però, che mi è rimasta nel cuore più di tutte: la Cappella di Notre Dame du Haut di Le Corbusier a Ronchamp.

E’ ancora viva in me la forte sensazione di stupore di fronte alla sua grandiosità. Difficile da descrivere. Immersa nel nulla, dopo un breve percorso in salita in mezzo al verde, appare lei, imponente e sinuosa, delicatamente appoggiata sul terreno e proiettata verso il cielo.

 

Il fine ultimo dell’architettura è quello di adattare uno spazio alla sua funzione e al contesto, senza perdere mai di vista l’aspetto dell’equilibrio e dell’armonia estetica. Inutile dire quanto tutto questo si possa immediatamente notare qui, in cima alla collina di Bourlémont.

Situata a Ronchamp, un piccolo comune francese al confine svizzero, progettata a partire dal 1950, ultimata e benedetta nel 1955, la Cappella di Le Corbusier è una pietra miliare della Storia dell’Architettura, avendo rivoluzionato i concetti di decoro, luce e materia. Nel 2011 è stata oggetto di un grande progetto di espansione e rinnovamento, a cura del Renzo Piano Building Workshop (RPBW), che riguarda il nuovo padiglione d’ingresso e il convento delle monache Clarisse. Entrambi i nuovi edifici sono abilmente tagliati dentro il pendio della collina in modo da non occludere o disturbare la vista della Cappella. Dal 2016 è un Sito UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Notre Dame du Haut è un luogo in cui Architettura, Natura e Religione si incontrano, che riesce ad accorciare le distanze tra la persona e il divino. Qui il silenzio è assordante e il bianco dei muri accecante. L’interno è illuminato da una luce soffusa e calda che riesce a penetrare dalle decine di aperture dalle più svariate forme, feritoie, finestre e vetrate colorate che danno origine a effetti di luce a dir poco suggestivi.

Niente è casuale anche se può sembrare il contrario. Tutte le misure sono perfette, in equilibrio tra moduli e proporzioni. Superfici concave e convesse si susseguono e creano uno spazio unico, irregolare, intimo e dilatato in verticale. Lateralmente sono state ricavate tre piccole cappelle indipendenti con tre campanili di forma semi cilindrica.

Osservando il soffitto dall’interno si percepisce una lama di luce che penetra dalle fessure tra le pareti e la copertura e si ha l’impressione che quest’ultima sia sospesa. Infatti, è realizzata con una gettata di calcestruzzo modellata come una grande vela rovesciata, che non non poggia direttamente sulle chiusure verticali, bensì su 16 pilastrini affogati nella muratura e leggermente più alti dell’involucro stesso.

Cemento, luce e legno si incontrano per dar vita ad un luogo sacro, senza ornamenti, senza addobbi, fatto di sola spiritualità, che riesce a scuotere gli animi e ad infodere gioia. Dopotutto, lo stesso Le Corbusier, il giorno dell’inaugurazione, affermava: “Ho voluto creare un luogo di silenzio, di preghiera, di pace, di gioia interiore”.

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