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ARCHISTAR AL SUD pt.2 – SALERNO

Dopo circa sette mesi dalla pubblicazione del mio primo articolo dedicato alla ricerca delle opere di Architettura Contemporanea nell’Italia Meridionale, e in particolare a Ravello (clicca qui per leggerlo), eccomi di nuovo qui a scrivere sull’argomento, ancora col Covid-19 in giro, ancora con la speranza che “andrà tutto bene”. E ancora una volta il mio intento è quello di fornire spunti interessanti per qualche gita fuori porta, zona rossa, arancione o gialla permettendo!

Rimanendo in territorio campano, questa volta vorrei soffermarmi su Salerno, una città che io amo molto e che negli ultimi anni è protagonista di un importante sviluppo urbanistico e architettonico. In particolare voglio porre la mia attenzione su due grandi opere progettate da due Archistar molto note.

La Cittadella Giudiziaria di David Chipperfield

La “Cittadella Giudiziaria” si colloca in un’area ferroviaria dismessa, oggetto del Masterplan cittadino promosso dall’architetto spagnolo Oriol Bohigas, verso la fine degli anni Novanta. La finalità di tale piano era promuovere il ridisegno, la rivitalizzazione e il potenziamento delle funzioni collettive e dello spazio urbano. Nel 1999 fu bandito il concorso per la nuova sede del Palazzo di Giustizia, vinto dall’architetto britannico David Chipperfield. La sua opera esprime un concetto di giustizia in contrapposizione a quello tradizionale di autorità che usa intendere gli edifici di amministrazione della legge come un unico e imponente edificio. La sua soluzione, infatti, apparentemente semplice, ma assolutamente efficace, frammenta il modello istituzionale in una composizione di più blocchi collegati tra loro da giardini e colonnati. Il rivestimento delle facciate è costituito da pannelli di cemento e terracotta improntati ad una delicata palette di colori dai toni caldi, traforati con una serie di aperture che ne enfatizzano la verticalità. L’opera, inoltre, porta con sé un ruolo urbanistico rilevante: il fianco lungo il fiume rafforza l’asse stradale previsto come boulevard, e l’angolo di ingresso potenzia la sinergia delle vicine arterie stradali nel nodo di una piazza accessibile da una breve scalinata.

La Stazione Marittima di Zaha Hadid

Soltanto un anno dopo il concorso per la Cittadella Giudiziaria, Zaha Hadid vinse il concorso internazionale per il nuovo Terminal marittimo di Salerno. Fu inaugurato nell’aprile del 2016, poco dopo la scomparsa improvvisa dell’Archistar irachena, che ancora una volta, in questa sua ultima opera, ha lasciato chiaro il suo segno inconfondibile.

Posta lungo la banchina tra il porto industriale e il molo turistico, appare come una sinuosa conchiglia in cemento armato dal forte carattere espressivo, che protegge le funzioni del terminal al suo interno. Con i suoi sbalzi crea zone d’ombra pensate per riparare i passeggeri dal sole intenso durante le attese per le partenze del periodo estivo.  La copertura è l’elemento più eclettico della composizione architettonica ed è rivestita in ceramica, proprio come detta la tradizione decorativa della Costiera.

Lo stile di Zaha Hadid è riconoscibile anche nel basamento e nell’interno, dove elementi prefabbricati fluidi in calcestruzzo disegnano flussi e percorsi e incanalano i passeggeri nelle giuste direzioni. La sua morfologia plastica è esaltata da un’illuminazione lineare che ripercorre le linee ondulate degli elementi in prefabbricato e fa sì che la stazione sia percepita come un faro anche in lontananza, anche di notte. Nel complesso credo possa essere definita come una vera e propria esperienza spaziale ed emozionale che riesce a compiere al meglio il suo racconto architettonico.

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