L’IMPORTANZA DEL DISEGNO DI PROGETTO A MANO LIBERA
Il disegno è il linguaggio con cui si esprime un progettista, sia esso un ingegnere, un architetto, un paesaggista, un interior designer. E’, contemporaneamente, un insostituibile strumento sia di comunicazione che di verifica progettuale.
Lo scopo del disegno tecnico di un progetto, infatti, è quello di individuare le proporzioni tra le parti e le relazioni tra spazi e volumi. Grazie a piante, sezioni, prospetti, spesso accompagnati da schemi di funzionamento, esplosi, spaccati, il progettista riesce a valutare se il risultato è coerente con l’intenzione e a fare tutte le verifiche progettuali di spazio e proporzione necessarie.
Dal momento che non tutti gli interlocutori hanno le stesse capacità di immaginazione e di lettura delle rappresentazioni grafiche tecniche, è necessario utilizzare anche una tipologia di disegno capace di dare a tutti l’immediata visione del progetto, in grado di agevolare lo spettatore nel suo sforzo di immaginazione di ciò che sarà. In questa direzione, quello che conta sono il carattere dell’ambiente o dell’oggetto rappresentato, la qualità materica delle superfici e il modo in cui assorbono e riflettono la luce. Si tratta di una rappresentazione scenografica, pittoresca, il cui scopo è emozionare, coinvolgere, sedurre, convincere.
Oggi la tecnologia digitale riesce a soddisfare pienamente tutte le finalità della rappresentazione grafica. Il disegno di un progetto, ormai, avviene quasi esclusivamente attraverso immagini prodotte a computer, modelli virtuali digitali, rendering fotorealistici sempre più perfetti. Questo, ovviamente, agevola tantissimo il lavoro del progettista: si può ricreare un modello tridimensionale della realtà e del progetto associando a questo una notevole quantità di informazioni e, soprattutto, si possono apportare modifiche in qualunque momento e in tempi brevi.
Non sono trascorsi poi così tanti anni dall’inizio del mio percorso universitario, eppure risale ad un periodo che mi ha permesso di sperimentare in prima persona il cambiamento della rappresentazione grafica da manuale a digitale, passando da matita e rapidograph a mouse e plotter, da plastici in poliplat a modelli virtuali tridimensionali, da prospettive colorate a mano a rendering trattati con V-ray. Ricordo ancora molto bene (sinceramente senza nostalgia!) le intere nottate del primo anno di università, in compagnia di: rapidograph a china che regolarmente si intasavano; trasferibili; lamette per fare le correzioni cercando di non lacerare il lucido; taglierini e colle per comporre il plastico del progetto. Di certo non sono queste le cose di cui si può sentire la mancanza!
Personalmente, invece, sento la mancanza del disegno a mano libera. Ed è per questo che, spesso, soprattutto nelle fasi preliminari di progetto, lo utilizzo con piacere.
Esiste un legame molto stretto e immediato fra pensiero e mano: la forma immaginata viene tradotta in disegno sulla carta, e il disegno, a sua volta, viene confrontato con l’immagine pensata. Quando si ha la capacità di padroneggiare la matita non ci sono filtri tra l’idea e la sua rappresentazione. E’, pertanto, un processo veloce e meno macchinoso di una qualsiasi rappresentazione digitale.
Uno schizzo a fil di ferro, con ombre, o colorato, anche imperfetto, è spesso più utile a far comprendere il progetto e può risultare anche più convincente e gradito di una rappresentazione realistica perché lascia più ampi spazi all’immaginazione e trasmette una carica espressiva irriproducibile.

Disegno preliminare di progetto di una cucina. Veronica Fiore

Disegno preliminare di progetto di una cucina. Veronica Fiore

Disegno preliminare di progetto di un locale commerciale. Veronica Fiore

Disegno preliminare di progetto di un ingresso. Veronica Fiore

Disegno preliminare di progetto di una parete attrezzata in cartongesso. Veronica Fiore