ARCHISTAR AL SUD pt.1 – RAVELLO
L’Auditorium Oscar Niemeyer
Dopo anni di tendenze vacanziere da cartolina esotica, pare che ricorderemo quella del 2020 come l’estate italiana del nuovo millennio. Per cause di forza maggiore, da mesi abbiamo iniziato a guardarci intorno e ad essere consapevoli del valore della nostra Italia. E, mentre Instagram ci inonda di immagini di spiagge mozzafiato, tramonti memorabili, pendii da brivido e boschi inesplorati, io vorrei porre l’accento su quei pochi, ma degni di nota, esemplari di architettura contemporanea che, seppur con timidezza, iniziano finalmente a diffondersi anche nell’Italia meridionale.
In questo articolo dedicherò la mia attenzione a Ravello e al suo Auditorium, raccomandando una visita per poter godere dell’opera e della splendida cittadina in cui sorge.
Ravello, gioiello della costiera amalfitana e Città della Musica, necessitava di un luogo che fosse in grado di accogliere iniziative musicali di ogni genere e durante tutto l’anno. Ha affidato la progettazione di un Auditorium a uno dei più significativi personaggi dell’ Architettura Internazionale del XX secolo e pioniere nell’esplorazione delle possibilità costruttive del cemento armato, l’architetto brasiliano Oscar Niemeyer, che, dopo ottanta giorni di lavoro, consegnò il progetto dell’Auditorium il 23 settembre del 2000.
L’opera, che rappresenta la speranza di rigenerazione in un territorio devastato dalla speculazione edilizia, e l’occasione di sviluppo e di progresso estetico, fu finalmente inaugurata il 29 gennaio del 2010, dopo anni di vere e proprie battaglie legali, ricorsi, articoli, perizie, controversie e campagne elettorali incentrate sulla sua realizzazione.

Il luogo sul quale sorge l’Auditorium è stato scelto innanzitutto “per restituire dignità architettonica ad uno degli angoli più panoramici ma più degradati di Ravello”, e poi “per la sua relativa vicinanza a Villa Rufolo, dove si svolgono i concerti all’aperto”. Inoltre, proprio dalla scelta del luogo ha avuto origine il concept progettuale, dettato dalla necessità di confrontarsi con un terreno molto irregolare, stretto e con una inclinazione trasversale molto accentuata. Lo stesso Niemeyer ha spiegato la sua intenzione di “creare un complesso non costoso, semplice ed ardito, capace di inserirsi nel paesaggio ravellese come un segno inconfondibile ma non dissonante”.
All’Auditorium si accede da una piazza stretta e lunga, pensata per essere un luogo indipendente di scambio e di incontro sociale. La sua peculiarità è quella di offrire contemporaneamente una visione d’insieme dell’edificio e della spettacolare vista panoramica.


La copertura dell’Auditorium è la concretizzazione di una linea curva e dinamica, tipica dell’estro creativo dell’Architetto che, più volte, è stato definito “scultore di monumenti”. In questo caso, inoltre, la forma curva ha anche una funzione chiave per l’acustica dell’ambiente interno: è proprio la sua concavità, infatti, che garantisce la nitidezza del suono e riproduce fedelmente l’effetto di una cassa armonica.

All’interno, lo spazio destinato ad accogliere il pubblico asseconda il declivio naturale del terreno, mentre la parte dell’edificio completamente aggettante nel vuoto ospita l’orchestra e il foyer. Si può godere del panorama anche dall’interno, grazie all’ampia vetrata di accesso e all’oblò posizionato dietro l’orchestra.


Il lato opposto all’ingresso, dall’esterno, allude, con la sua forma sinuosa ad elmo, alle origini medioevali del paese.

“Chi vede l’Auditorium deve rimanere stupito, deve rendersi conto che si trova davanti a qualcosa di unico e speciale. So che Ravello è una città molto bella, artistica, preziosa e merita un’opera importante. Per questo ho prestato molta attenzione al progetto”, affermava Niemeyer parlando della sua opera. A mio avviso ha raggiunto pienamente il suo obiettivo e lo si può capire soltanto andando sul posto. La mia visita risale ormai a 7 anni fa, ma ricordo ancora lo stato d’animo un po’ scosso, un po’ stupito, un po’ compiaciuto. Ora, soltanto 10 anni dopo l’inaugurazione, leggo sul web, con molto dispiacere, recensioni e pareri che tendono a sottolineare la mancanza di manutenzione e lo stato di degrado in cui versa l’Auditorium.